10 minuti dal Duomo – Prima di entrare nel sogno
Ci sono luoghi che nessuno guarda.
Luoghi che si attraversano senza pensarci, come soglie tra un punto e un altro.
È lì che mi fermo.
Mentre una guida turistica attraversa la strada con il suo gruppo al seguito — volti rivolti al centro, al sogno, alla cartolina — io sono lì, con la macchina fotografica puntata su un muro graffiato dal tempo, su una pensilina di metallo, su un treno che passa veloce sopra le teste.
Li vedo guardarmi perplessi. Come se stessi sbagliando tutto. Come se fossi nel posto sbagliato, con l’occhio rivolto nella direzione sbagliata.
Ma è proprio lì che comincia il mio racconto.
A dieci minuti dal Duomo

1. Il Muro
Il treno scorre sopra un muro segnato dal tempo e dalla rabbia. I graffiti raccontano
Il turista guarda altrove,
ma io resto.

2. “Attesa a Montelungo”
Un viaggiatore attende, forse si interroga. Il messaggio sul muro è un invito ironico: “Cambia il tuo modo di viaggiare”. Ma dove, se non c’è direzione?

3. “Binario urbano”
I binari curvano dolcemente come una speranza urbana. Ma al di là del confine, il traffico impazzisce. È un equilibrio sottile, sempre sul punto di spezzarsi.

4. “Tram controvento”
Il tram procede ordinato, mentre un ciclista sfida le linee tese della città. La nuova mobilità incontra la vecchia, ma le cicatrici restano visibili.

5. “Dietro l’angolo, Panama”
Un miraggio ironico nel cuore urbano. Panama è a un passo, dice il cartello, ma l’unica cosa reale è il verde che tenta di farsi spazio tra i pali e il cemento.

6. “La fontana dei sospiri”
Una tregua. L’acqua si alza come un respiro in mezzo al traffico. La città mostra la sua pelle più docile, ma le mura in lontananza non smettono di sorvegliare.

7. “S. Marco Università”
Luogo di transito e sogni. Salgono studenti, turisti, pendolari. Ognuno porta con sé una meta e un dubbio. Intorno, la città osserva.

8. “La piazza e l’attesa”
Volti diversi, posture diverse. La città diventa teatro dove ognuno interpreta un ruolo. La vita urbana si intreccia tra connessioni, attese, apparenze.

9. “Biciclette e binari”
Mobilità lenta, faticosa, ma presente. I mezzi si moltiplicano, ma le soluzioni restano frammenti. Qui, il futuro poggia su ruote sottili.
“Firenze incatenata” non è solo una città assediata dall’overtourism o murata tra cicatrici da sanare, ma un paesaggio in bilico tra memoria e futuro, tra infrastrutture rigenerate e margini dimenticati. Questo lavoro guarda il dietro le quinte, i luoghi dove nessuno si ferma. Dove la vita urbana pulsa silenziosa, in attesa di una nuova narrazione.”
Saul Rinaldi
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