👜 Crisi pelletteria a Scandicci: se non ora, quando? Una riflessione ad alta voce
Si parla (finalmente) di legalità nel distretto moda toscano. Ma legalità significa davvero controllo di filiera, rispetto per il lavoro, etica nei rapporti produttivi.
Per anni, si è fatto largo uso di laboratori borderline con manodopera non locale. Una scorciatoia produttiva che ha garantito extra-flussi, ma al prezzo dell’impoverimento del tessuto locale, della dispersione delle competenze e dell’appiattimento qualitativo di un prodotto che doveva essere unico.
La competitività oggi non è solo una questione di costi: servono manodopera formata, stipendi adeguati e un contesto territoriale vivibile. Invece, Scandicci, Firenze e i dintorni sono diventati inospitali: caro affitti, inflazione, consulenze e servizi inaccessibili, competenze che se ne vanno.
La spinta verso una sostenibilità a 360 gradi — di prodotto, processo e ambiente umano — è sacrosanta, ma i costi, in assenza di una regia pubblica, stanno soffocando le PMI. Il post-Covid ha scatenato speculazioni edilizie e rincari energetici che nessuno ha controllato.
La crisi della pelletteria non è solo ciclica. È strutturale. Complici i cambiamenti delle abitudini dei consumatori (soprattutto i più giovani), la perdita di attrattiva del lusso tradizionale, l’ascesa di nuovi concorrenti esteri e il trasferimento del know-how in territori più sostenibili e incentivati — spesso all’estero, ma anche in Francia — dove si creano academy, valore e impatto positivo.
Scandicci deve prepararsi alla parola FINE, o a una trasformazione radicale. La cassa integrazione, da sola, non basta più a reggere l’urto di crisi multifattoriali: conflitti, crisi globali, cambi di stile di vita, rottura della filiera.
Serve un progetto ambizioso per trasformare la crisi in occasione di rinascita. Questo vuol dire:
puntare sulla formazione continua, attrarre investimenti di qualità , diversificare l’economia locale, esplorare settori chiave come rinnovabili, automazione, intelligenza artificiale.
E serve anche una nuova mentalità imprenditoriale. Basta con il protagonismo autoreferenziale. A Scandicci è mancato (e manca) un consorzio forte che sappia trattenere sul territorio il valore e distribuirlo in modo equo. Non si tratta di colpe individuali, ma di mancanza di cultura di sistema.
E serve una politica diversa. Che non rincorra il passato, ma sappia ispirare e prevedere. Forse è per questo che le griffe hanno disertato l’incontro: perché da troppo tempo la politica locale appare autoreferenziale, senza visione, incapace di parlare il linguaggio del futuro.
Tutto è cambiato. E chi non se ne accorge, resterà indietro.